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  • Casa mobile su terreno agricolo, di cosa parliamo?
  • La normativa per le case mobili sui terreni agricoli
  • Serve sempre l’autorizzazione per una casa mobile su terreno agricolo?
  • Casa mobile su terreno agricolo: quali sono i prezzi?

Casa mobile su terreno agricolo, di cosa parliamo?

Sono tanti i vantaggi nell’avere una casa con terreno, a partire dalla bellezza di vivere a diretto contatto con la natura.

Non sarebbe male poter edificare una casa in un posto così, fuori dal caos della città, ma quanto tempo servirebbe tra la sua costruzione e i permessi vari da ottenere?

Hai mai pensato a una casa mobile da installare proprio sul tuo terreno agricolo?

Le case mobili rientrano sempre nella categoria delle case prefabbricate, che sono il risultato dell’assemblaggio di prodotti e di componenti realizzati in serie in fabbrica. Sono delle vere unità abitative costruite su un basamento che viene fissato a un telaio metallico, dotato di ruote gommate e timone di traino.

Le case mobili rappresentano un’ottima alternativa alle case tradizionali, poiché sono anch’esse compatte e confortevoli, ma hanno il grande vantaggio di poter essere spostate in luoghi diversi, come su un terreno agricolo.

La possibilità di essere case mobili le avvicina molto al mondo delle roulotte, ma con la differenza di essere, rispetto a queste, molto più grandi, robuste e ben strutturate. In effetti, gli interni delle case mobili, totalmente arredati, sono organizzati in ambienti separati, con una vera e propria suddivisione degli spazi tra zona giorno e notte. Le case mobili sono spesso dotate anche di strutture esterne come verande. Si può giocare bene anche sui loro spazi interni: le dimensioni di una casa mobile partono da quelle di un monolocale, ma possono arrivare fino a quelle di trilocale.

Le case mobili sono dotate di tutti i comfort di una casa tradizionale. Infatti dispongono, come queste, dei servizi igienici e degli impianti idraulici, elettrici, di riscaldamento e di climatizzazione o condizionamento.

Inoltre, le case mobili possono essere equipaggiate con dotazioni moderne come pannelli solari fotovoltaici o termici e pompe di calore ed essere concepite per ottenere il massimo risparmio energetico, un po’ come le case in bioedilizia, una delle tipologie di case prefabbricate, che si caratterizzano proprio per il fatto di essere costruite con materiali ecologici e naturali.

Ma cosa vuol dire e cosa comporta mettere una casa mobile su un terreno agricolo?

Collocare una casa mobile su un terreno agricolo vuol dire sistemarla su un terreno non edificabile, un terreno, quindi, dove non è possibile costruire abitazioni o edifici. Ma si può mettere una casa mobile su un terreno agricolo? Sì, ma non sempre. La fattibilità della cosa dipende da diversi elementi, come: la tipologia della casa mobile, la durata della sosta e la tipologia di installazione scelta.

La normativa per le case mobili sui terreni agricoli

Quale autorizzazione bisognerebbe richiedere per una casa mobile?

Le case mobili, anche se non hanno delle fondamenta che le tengono fisse nel terreno, nel momento in cui vengono ancorate al suolo, sono considerate, così come i camper e le roulotte, delle vere e proprie costruzioni. La trasformazione permanente del territorio, in questo caso parliamo di terreno agricolo, richiede un titolo abilitativo.

Ed è per questo che la casa mobile viene annoverata, all’interno de Il Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/01) tra gli interventi di nuova costruzione per i quali è fondamentale avere il Permesso di Costruire.

La norma di riferimento è l’articolo 3, lettera E, punto 5 del T.U.E. che parla proprio della «installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee».

Nella norma non si fa riferimento alla durata della sosta. È stato possibile però quantificare la sosta temporanea in 90 giorni consecutivi, grazie a una sentenza riguardante questa materia.

Questo vuol dire che una casa mobile può essere collocata temporaneamente su un terreno agricolo, per soddisfare necessità transitorie, e senza il bisogno di autorizzazione, ma per un periodo non superiore a 90 giorni consecutivi.

È fondamentale che la casa mobile poggi su ruota, sia omologata al trasporto su strada e rientri nella categoria dei veicoli, provvista quindi di libretto di circolazione e targa regolare.

Serve sempre l’autorizzazione per una casa mobile su terreno agricolo?

Quindi non serve sempre l’autorizzazione per una casa mobile su terreno agricolo. Affinché non venga richiesta la concessione edilizia è necessario che la casa mobile sia priva di ancoraggio al suolo, fermo che la casa mobile sia davvero trasportabile su strada.

In tal modo la casa mobile può essere subito spostata altrove. Questo permette di soddisfare le necessità puramente transitorie di cui parla la norma. Ci riferiamo sempre a periodi inferiori a 90 giorni. Inoltre è fondamentale anche che non ci sia nessun allaccio alle reti idriche, elettriche e del gas, poiché questo creerebbe le condizioni di abitabilità della casa per un uso permanente.

Il carattere della precarietà e della transitorietà verrebbe meno anche se la casa mobile fosse collocata nello stesso terreno agricolo in modo ciclico, seguendo l’andamento delle stagioni. In tal caso l’autorizzazione tornerebbe a essere necessaria.

La verità è che il Permesso di Costruire non sarebbe mai rilasciato in nessuno di questi casi, poiché la casa mobile non può stare su un terreno non edificabile.

Una libera installazione senza titolo autorizzativo può invece essere concessa, grazie al Decreto Casa (decreto legge 47/2014), quando l’installazione avviene in una struttura ricettiva all’aperto, ma sempre per un periodo transitorio.

Casa mobile su terreno, quali sono i prezzi?

Generalmente il costo delle case mobili si aggira intorno ai 99 euro al mq. A determinare il prezzo finale delle case mobili sono soprattutto le dimensioni e le dotazioni interne scelte.

Le case più piccole ed essenziali partono dai 10 mila euro, ma le case mobili più grandi e accessoriate possono raggiungere anche i 50 mila euro.

Come funziona la proposta di acquisto per un immobile? E se viene fatta tra privati? Quali sono le differenze con un contratto preliminare di compravendita? Ecco per te tutte le informazioni.

Che cos’è la proposta di acquisto immobiliare?

Proposta di acquisto immobiliare: le informazioni essenziali

Proposta di acquisto immobiliare: le regole

La proposta e il contratto preliminare di compravendita

Proposta di acquisto immobile tra privati

 Che cos’è la proposta di acquisto immobiliare?

Che cos’è la proposta di acquisto immobiliare?

Finalmente hai trovato la casa che desideri, ma se è pensi che sia fatta, ti sbagli alla grande. Lo sai quante cose devi verificare su questo immobile prima di passare alla fase successiva, quella che precede l’acquisto?

Prima di procedere con la proposta di acquisto immobiliare ti conviene iniziare a prendere le prime informazioni sullo stato di salute della casa che intendi comprare ed essere sicuro che non ci siano brutte sorprese, come, ad esempio, spese condominiali ancora da pagare da parte del venditore.

proposta di acquisto immobile a distanza

La fase della proposta di acquisto immobiliare è davvero importante per comprare la casa che desideri, ma esattamente in cosa consiste?

La proposta di acquisto immobiliare non è altro che l’azione di fare un’offerta economica alla persona che ha messo in vendita la casa che ti piace, manifestando apertamente, in tal modo, al venditore, la tua volontà concreta di acquistare, al prezzo da te proposto, l’immobile in questione. Il venditore, chiaramente sarà libero di accettare o meno la tua offerta economica.

risposta proposta di acquisto

Quando ci si rivolge a un’agenzia immobiliare, la proposta di acquisto immobiliare viene fatta con un modulo precompilato. Quello che ti occorre è avere con te codice fiscale, documento d’identità e l’assegno dove è fondamentale indicare la cifra che offri come garanzia.

Proposta di acquisto immobiliare: le informazioni essenziali

Proposta di acquisto immobiliare

Ci sono delle informazioni davvero essenziali di cui bisogna essere in possesso nella fase della proposta di acquisto immobiliare. Informazioni da inserire nella proposta e informazioni di cui deve essere a conoscenza il consulente immobiliare già in sede di acquisizione dell’incarico.

Ecco quali sono le informazioni più importanti che bisogna possedere poiché sono da inserire nella proposta:

i dati del potenziale acquirente, del proprietario e dell’agenzia che fa da tramite;

i dati riguardanti l’immobile che è oggetto della compravendita;

il compenso di mediazione dovuto all’agenzia immobiliare;

indicazione dell’arco di tempo in cui la proposta può essere ritenuta valida e indicazione della sua irrevocabilità;

indicazione di quella che è la data ultima possibile per stipulare il contratto definitivo di compravendita immobiliare.

 Proposta di acquisto immobiliare: le informazioni essenziali

La proposta così compilata e firmata, nella parte conclusiva del documento, da compratore e consulente immobiliare, viene successivamente sottoposta al proprietario dell’immobile, che decide se accettare o no l’offerta che ha ricevuto.

Una volta che la proposta di acquisto immobiliare viene firmata diventa vincolante per il potenziale acquirente, che s’impegna a non revocarla per un certo periodo di tempo, ma non per il venditore, che è libero di valutare anche altre offerte per lo stesso immobile che ha messo in vendita.

La firma nel documento da parte del consulente immobiliare serve anche per dimostrare che ha preso in custodia l’assegno di garanzia che gli ha dato il potenziale acquirente.

Proposta di acquisto immobiliare: le informazioni

Quali sono, invece, le informazioni che deve avere il consulente immobiliare, che dovrà anche dare in sede di acquisizione dell’incarico? Ecco quali sono le verifiche che dovrà fare:

l’immobile deve essere conforme alle norme edilizie e urbanistiche e alle normative vigenti;;

sapere se l’immobile è arrivato al venditore per effetto di titoli validi e legittimi ed essere certo di trasferirlo al potenziale acquirente con tutte le garanzie di legge nello stato in cui si trova;

il venditore deve possedere il certificato di agibilità dell’immobile;

essere certo della presenza o assenza sull’immobile di iscrizioni, trascrizioni pregiudizievoli, servitù attive e passive o qualunque altro genere di vincolo;

essere certo della presenza o assenza di controversie legali riguardanti l’immobile;

conoscere l’esatto ammontare delle spese condominiali ordinarie relative all’immobile e riferite almeno all’ultimo anno.

Proposta di acquisto immobiliare: le regole

Proposta di acquisto immobiliare: cosa fare

Qual è la durata della proposta e cosa succede se non viene accettata o se viene accettata e il potenziale acquirente fa un passo indietro?

La proposta ha solitamente una durata di una o due settimane. Nel momento in cui il venditore accetta, comunicando al proponente, tramite il consulente immobiliare, la decisione via email o controfirmando la proposta, e l’acquirente viene messo a conoscenza dell’accettazione della proposta stessa, si può passare al rogito, che viene definito in accordo tra le parti e che può avvenire anche dopo un mese, la tempistica più breve, nel caso in cui l’immobile venduto sia libero e subito disponibile.

La proposta di acquisto immobiliare prevede il versamento di una somma di denaro a titolo di caparra, che viene bloccata per tutta la durata di validità della proposta.

compravendita immobiliare

Se la proposta di acquisto non viene accettata, la somma viene restituita al potenziale acquirente, che potrebbe modificare la sua proposta e rilanciare proponendo una somma più alta al venditore.

Se la proposta di acquisto viene accettata, l’accordo contrattuale si concretizza con la firma del venditore. A partire da quel momento nasce l’obbligo contrattuale ed entrambe le parti sono vincolate a rispettare quello che è stato stabilito nella proposta accettata. L’assegno di garanzia lasciato in deposito al consulente immobiliare diventa una caparra confirmatoria.

C’è un’altra ipotesi da non sottovalutare mai: e se il venditore accettasse, ma il potenziale acquirente, per un qualsiasi motivo, ci ripensasse?

In questo caso ci sono due possibilità:

il potenziale acquirente ha fatto un versamento a titolo di caparra confirmatoria: perde la somma versata a titolo di caparra, ma può essere libero dall’impegno preso solo con il consenso del venditore, ma si espone comunque al rischio che quest’ultimo si rivalga su di lui per ulteriori richieste di risarcimento danno;

il potenziale acquirente ha fatto un versamento a titolo di caparra penitenziale:  perde la somma versata a titolo di caparra, ma può sciogliersi dal vincolo contrattuale senza problemi.

Se l’acquirente ha fatto richiesta di mutuo, le tempistiche possono essere più lunghe per completare tutti gli obblighi burocratici, poiché solo l’erogazione del mutuo stesso richiede in media un lasso di tempo che va dai 30 e ai 40 giorni.

Tenendo conto di tutti questi aspetti, non sottovalutare mai l’importanza di quello che si scrive all’interno della proposta: a partire dalle modalità e dai tempi di pagamento e fino ad arrivare ai tempi necessari per richiedere un mutuo e a quelli di consegna dell’immobile oggetto della compravendita.

La proposta e il contratto preliminare di compravendita

La proposta di acquisto immobiliare e il contratto preliminare di compravendita (o compromesso) sono due cose differenti.

Con il contratto preliminare di compravendita sia il venditore e sia l’acquirente si obbligano a concludere una compravendita, nella quale stabiliscono termini e modalità. Questa formula è di grande utilità quando le parti hanno bisogno di tempo per gestire delle problematiche che  impediscono la vendita immediata dell’immobile, che potrebbero essere la consegna della casa nuova, per il venditore, e la ricerca del mutuo più adeguato, per il potenziale acquirente. In questo lasso di tempo entrambe le parti sono impegnate in questa compravendita proprio grazie al contratto preliminare.

Ecco cosa bisogna indicare chiaramente nel contratto preliminare di compravendita:

il prezzo proposto per l’immobile oggetto della trattativa;

la data massima entro cui l’offerta è ancora valida;

la modalità e i termini di pagamento: il valore dell’assegno che viene rilasciato in deposito fiduciario al consulente immobiliare (potrà consegnarlo al proprietario solo dopo che il proponente sarà informato della sua accettazione della trattativa) si aggira, solitamente per consuetudine, intorno al 10% del valore del prezzo di compravendita.

Proposta di acquisto e contratto preliminare

Con la proposta di acquisto immobiliare, invece, c’è un impegno formale, che diventa un vero contratto solo nel momento in cui la proposta del potenziale acquirente viene accettata dal venditore, e il potenziale acquirente viene messo a conoscenza dell’accettazione della proposta stessa. Tieni conto che il prezzo indicato sulla proposta d’acquisto sarà l’effettivo prezzo che il proprietario vorrà in caso di accettazione.

Proposta di acquisto immobile tra privati, conviene davvero?

Cosa succede, invece, quando c’è una proposta di acquisto tra privati?

Considera che portare avanti una trattativa di questa portata richiede competenze di tipo tecnico, fiscale e giuridico, fondamentali, ad esempio, anche solo per comprare la casa al prezzo giusto ed evitare di andare incontro a delle irregolarità e a delle problematiche con l’immobile che hai appena acquistato.

È sempre meglio affidarti all’esperienza e alla professionalità di un buon consulente immobiliare.

Accettazione tacita di eredità, come funziona? Quali sono i termini da seguire secondo le leggi vigenti? Ecco alcune indicazioni per sapere cosa fare in questa situazione.

– Cos’è l’accettazione tacita dell’eredità?

– Come fare l’accettazione tacita dell’eredità

– Accettazione tacita dell’eredità per vendita immobile

– Come trascrivere l’accettazione tacita dell’eredità

– Come evitare l’accettazione tacita dell’eredità

– Chi paga l’accettazione tacita dell’eredità?

– Cos’è l’accettazione tacita dell’eredità?

– Accettazione tacita dell’eredità

Come comportarsi quando si ha diritto a un’eredità? Se tu dovessi, un giorno, ereditare dei beni, magari in seguito alla morte di un tuo caro (come un genitore, uno zio o una nonna), sai cosa fare? Sai cosa s’intende per accettazione tacita dell’eredità?

Cos’è l’accettazione tacita dell’eredità?

L’accettazione tacita dell’eredità è una delle varie forme di accettazione dell’eredità, che è disciplinata dall’articolo 470 e seguenti del Codice Civile. Sono, infatti, tre le diverse tipologie di accettazione previste per l’accettazione dell’eredità:

Accettazione espressa dell’eredità: avviene quando dichiari di accettare una determinata eredità o comunichi di assumere la qualifica di erede, con un atto formale, che può essere un atto pubblico o una scrittura privata;

Accettazione tacita dell’eredità: avviene quando compi un’azione che fa presupporre, senza ombra di dubbio, la tua piena volontà di accettare e ne mostra, quindi, l’intento. Non avresti avuto il diritto di compiere questa azione se non fossi stato un erede. In questo caso non è necessario fare ricorso a una scrittura pubblica o privata;

Accettazione tacita eredità casistica

Accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario: questa terza tipologia ti consente di evitare di diventare responsabile per i debiti del tuo caro defunto che ti ha lasciato l’eredità. In tal modo non potrà esserci confusione tra i tuoi beni e quelli del patrimonio ereditario. Quindi, nel caso in cui i beni non saranno sufficienti a soddisfare il credito, non correrai il rischio che i creditori si rivalgano su di te. Per questa tipologia di accettazione sono previsti dei termini ben precisi: devi effettuare l’inventario entro tre mesi dalla morte del tuo caro defunto e l’accettazione entro i successivi quaranta giorni. Questa forma di accettazione, secondo una recente sentenza della Cassazione, è l’unica che può essere utilizzata da minori e interdetti, se vogliono accettare l’eredità. L’accettazione tacita presuppone una volontà e quindi una capacità naturale, non considerata per questi casi.

 Accettazione tacita eredità prescrizione

Sai, quindi, quando puoi acquisire automaticamente l’eredità? Quando ti trovi nel possesso dei beni ereditari e non  fai eseguire l’inventario entro tre mesi dalla morte della persona che ti ha chiamato all’eredità, oppure, quando nascondi i beni dell’eredità.

Come fare l’accettazione tacita dell’eredità

Come dimostrare l’accettazione tacita dell’eredità

Come fare, quindi, l’accettazione tacita dell’eredità? Il presupposto fondamentale è mostrare in modo manifesto l’interesse ad accettare l’eredità, l’intenzione cioè di volerla ottenere, attraverso delle azioni, che possono essere:

mettere in vendita l’immobile che apparteneva al tuo caro ora defunto;

entrare in possesso dell’immobile;

sostituire i beni ereditari.

 Come fare l’accettazione tacita dell’eredità

Tenendo conto di alcune sentenze della Cassazione, si può presupporre accettazione tacita dell’eredità anche quando, ad esempio, c’è il pagamento di debiti ereditari con denaro prelevato dall’asse, oppure quando avviene l’impugnazione di disposizioni testamentarie, o in caso di  domanda giudiziale di divisione ereditaria, oppur in caso di locazione dei beni ereditari.

La giurisprudenza esclude, invece, che avvenga l’accettazione tacita dell’eredità in caso di atto di dichiarazione di successione e il pagamento della relativa imposta e nel caso in cui ci sia continuità nel godimento dei beni della persona defunta (de cuius) convivente, dopo aver rinunciato all’eredità.

Come dimostrare accettazione tacita eredità

Un aspetto importante dell’accettazione tacita dell’eredità è la delazione (art. 457 del Codice civile), sapere cioè che il patrimonio del tuo caro defunto è stato messo a tua disposizione. La delazione dell’eredità non è altro che l’offerta del patrimonio ereditario a te che sei chiamato all’eredità, un’offerta con cui hai la possibilità di accettarla o rifiutarla.

Cosa devi fare per rendere effettiva l’accettazione tacita dell’eredità?

Devi redigere la dichiarazione di successione e inoltrarla all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dall’apertura della successione. È necessario regolarizzare la tua posizione.

Cosa dei fare, invece, per accettare l’eredità?

Hai tempo 10 anni per accettarla. Questo è lo stesso tempo previsto per qualsiasi tipo di successione. Ricordarti, però, che non puoi accettarla senza aver prima perfezionato la dichiarazione di successione.

Accettazione tacita dell’eredità per vendita immobile

Accettazione tacita dell’eredità vendita immobile

Quando e quanto è importante fare l’accettazione tacita dell’eredità?

L’accettazione tacita dell’eredità è fondamentale per la vendita dell’immobile di cui sei entrato in possesso per successione.

Se non hai mai accettato espressamente l’eredità, è importante trascrivere l’accettazione tacita dell’eredità. Solo in questo modo potrai dare serenità a chi acquista il tuo immobile, garantendogli così che la compravendita non verrà mai messa in discussione.

Come trascrivere l’accettazione tacita dell’eredità

Trascrivere l’accettazione tacita dell’eredità

È il notaio a trascrivere l’accettazione tacita dell’eredità. Il terzo comma dell’articolo 2648 del Codice Civile afferma: “Se il chiamato ha compiuto uno degli atti che importano accettazione tacita dell’eredità, si può richiedere la trascrizione sulla base di quell’atto, qualora esso risulti da sentenza, da atto pubblico o da scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente”.

Ricordati che la vendita un immobile che fa parte del patrimonio ereditario a te destinato è una di quelle circostanze in cui avviene l’accettazione tacita dell’eredità. Il punto è che non si può procedere alla trascrizione della compravendita a favore di chi acquista l’immobile, se il notaio non trascrive prima l’atto di accettazione tacita dell’eredità.

Come evitare l’accettazione tacita dell’eredità

Evitare l’accettazione tacita dell’eredità

Come evitare l’accettazione tacita dell’eredità? Con un atto di impugnazione. L’accettazione dell’eredità può essere impugnata per:

violenza e dolo (articolo 482 codice civile);

per errore (articolo 483 codice civile).

 Assicurati, prima di procedere con l’atto di impugnazione, che non ci siano vizi della volontà di accettazione.

Chi paga l’accettazione tacita dell’eredità?

Costo accettazione tacita dell’eredità

Chi paga l’accettazione tacita dell’eredità?

Tocca a te in quanto erediti un immobile via eredità. Devi pagare la trascrizione dell’accettazione tacita, fondamentale anche per poter procedere anche alla vendita dell’immobile.

Il costo della trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità posta in essere in un altro atto (come può essere l’atto di compravendita di un immobile proveniente da successione) si aggira intorno ai 600 euro.

I costi dell’accettazione dell’eredità variano molto in base alla modalità in cui viene posta in essere:

la cancelleria del tribunale: i prezzi si aggirano tra i 300 e i 500 euro. In questo caso parliamo di un’accettazione dell’eredità pura e semplice;

il notaio: Il costo varia tra i 1.500 euro e i 2.000 euro, senza il beneficio d’inventario, in base alla consistenza del patrimonio ereditario dal defunto. In questo caso parliamo di un’accettazione dell’eredità espressa.

Rendita catastale, cos’è e, soprattutto, a cosa serve? Ecco tutte le informazioni che possono esserti utili per avere una visione completa, in particolare per capire come calcolarla.

Rendita catastale della tua casa, ma a cosa serve?

La rendita catastale cos’è? È un valore fiscale, un dato fondamentale per fare i calcoli a fini fiscali del tuo immobile, che è in grado di produrre o generare reddito. Calcolare la rendita catastale dell’immobile ti consente di ottenere quindi il valore di reddito che l’Agenzia delle Entrate gli attribuisce.

Se vuoi vendere la tua casa o comprarne una, ad esempio, questo tipo di valutazione ti aiuta a comprendere la base fiscale sulla quale sono calcolate le imposte sulla proprietà, l’imposta di registro o quella sui redditi, come IMU o IRPEF di un’abitazione o terreno agricolo.

Se l’immobile è censito e accatastato, puoi trovare la rendita catastale sull’atto di acquisto della casa e / o sulla visura catastale attuale, un documento ufficiale rilasciato dall’Agenzia delle Entrate che ti permette di conoscere tutti i dati catastali attuali dell’immobile, oltre alla rendita catastale, come: foglio, particella, subalterno ed eventuale sezione, classe e categoria.

Quindi, una modalità semplice e veloce per conoscere la rendita catastale di un immobile è quello di richiederne la visura catastale relativa.

Se scegli la visura catastale storica puoi anche sapere, ad esempio, quali sono state tutte le variazioni catastali (frazionamenti, scissioni, soppressioni, ecc.) di un terreno o di un fabbricato.

Come si calcola quindi la rendita catastale? In pochi e semplici passaggi, ecco tutto quello che devi sapere per procedere:

  • Rendita castale, quali sono le categorie catastali?
  • Rendita catastale di un immobile, come si calcola?

Rendita catastale, quali sono le categorie catastali?

Per calcolare la rendita catastale, se non vuoi ricorrere alla visura catastale, è necessario conoscere la categoria catastale dell’immobile di tuo interesse. Questo perché i parametri che contribuiscono a determinare il calcolo variano in base alla categoria a cui appartiene l’immobile.

Ecco quali sono le principali categorie catastali:

  • gruppo A: immobili a uso abitazione (appartamenti, ville, baite…) o uffici. La consistenza catastale viene calcolata in vani. Tutte le abitazioni appartengono alla categoria catastale A e sono divise, in base alla loro definizione specifica, in sottogruppi (da A/1 ad A/8 e A/11);
  • gruppo B: immobili con carattere sociale o comunitario (caserme, monasteri, uffici pubblici, ospedali, scuole e biblioteche). La loro consistenza catastale è calcolata in metri cubi;
  • gruppo C: immobili finalizzati ad attività commerciali o varie (negozi, magazzini, laboratori, cantine). I box o posti auto sono categorizzati nel sottogruppo C/6. La loro consistenza catastale è calcolata in metri quadri;
  • gruppo D: immobili a destinazione speciale (fabbriche, alberghi, banche, teatri, ospedali, impianti industriali, grandi negozi). La loro rendita è determinata attraverso una stima diretta;
  • gruppo E: immobili a destinazione particolare (aeroporti, caserme, luoghi di culto). La loro rendita è determinata attraverso una stima diretta;
  • gruppo F: entità urbane (aree dismesse, ruderi, cantieri).

È l’Agenzia delle Entrate a determinare la tariffa d’estimo unitaria, che equivale alla rendita catastale media unitaria di ogni categoria e classe. La tariffa d’estimo rappresenta il reddito del bene immobile, al lordo di contributi e imposte dovute e al netto delle spese e delle eventuali perdite.

Rendita catastale di un immobile, come si calcola?

Come si calcola, allora la rendita catastale di un immobile? Bisogna moltiplicare la consistenza catastale dell’immobile per il valore riportato nelle tariffe di estimo.

Sono due i parametri che ti consentono di definire la rendita catastale:

  • la dimensione dell’immobile: essa è tradotta in vani catastali, metri quadri o metri cubi, in base alla categoria catastale a cui appartiene l’immobile;
  • valore numerico: esso è elaborato dall’Agenzia delle Entrate del Territorio. Varia in base alla zona in cui è situato l’immobile e alla destinazione d’uso della proprietà. Gli immobili di ogni zona sono così ripartiti in categorie e classi catastali.

La rendita catastale è un dato molto importante perché permette di ottenere il valore catastale, cioè quell’unità numerica che permette di pagare le imposte, poiché rappresenta la base di calcolo.

Quindi, il valore catastale si calcola esclusivamente sulla base della rendita catastale. Si può ricavare se si moltiplica la rendita catastale per un dato coefficiente di rivalutazione, che per gli immobili appartenenti al gruppo A, C, D, E è pari al 5%, mentre per gli immobili di categoria B è pari al 40%. Il valore ottenuto va poi moltiplicato per un ulteriore coefficiente variabile sempre in base alla categoria di appartenenza dell’immobile.

Quali sono i migliori colori esterni per la facciata della tua casa? Sono tante le considerazioni da fare, prima di valutare quale tonalità può essere giusta per la tua abitazione.

I migliori colori esterni per la facciata della tua casa moderna

La facciata della tua casa è una di quelle cose che sembrano, almeno fino a quando non diventa una priorità, poter passare sempre in secondo piano.

Eppure, se ci pensi bene, la prima cosa che fai quando vai a visitare una casa che vorresti acquistare è proprio quella di osservare le sue condizioni esterne. Tra queste c’è la facciata: in che condizioni è? Il palazzo è stato ristrutturato? È efficiente dal punto di vista energetico? È isolato termicamente e acusticamente con il cappotto termico esterno?

E poi c’è anche la questione del colore della facciata dell’abitazione. Quello, prima o poi, va rifatto. Prima di pensare a quali possano essere i migliori colori esterni per la facciata della tua casa o di quella che sei intenzionato a comprare, devi tenere conto di alcuni aspetti.

Il colore esterno della facciata della tua abitazione devi sceglierlo innanzitutto in base a una serie di criteri, come:

  • la sua resistenza agli agenti atmosferici come vento e pioggia;
  • la sua capacità di respingere i raggi solari;
  • il suo grado di resistenza a inquinamento e usura.

Dopo aver individuato una marca di colore che risponda bene a queste caratteristiche tecniche, puoi fare un altro genere di considerazioni, che potranno sicuramente soddisfare maggiormente il tuo senso estetico, come:

  • studia il contesto in cui si trova la tua abitazione: il paesaggio naturale circostante, che include visivamente anche le case vicine alla tua, e quindi i loro rispettivi colori di facciata, ti può dare già delle buone indicazioni per scegliere una tonalità che sia con esso in armonia;
  • tieni conto della dimensione e della esposizione della tua abitazione: inizia a fare una prima scrematura, valutando se puoi puntare su una tinta chiara o scura. La regola è la stessa che applichi per la pittura interna alla tua casa: se abiti in un edificio di piccole dimensioni e con una bassa esposizione al sole, la scelta migliore è quella di puntare a un colore chiaro, in modo da aumentare la luminosità esterna, piuttosto che sceglierne uno scuro che tenderebbe a diminuirla.

I vincoli architettonici sono un altro aspetto importante di cui tenere conto, che possono riguardare, ad esempio, la conservazione e la tutela del patrimonio edilizio oppure la valorizzazione degli scenari fisici della città.

Il colore va quindi scelto nel pieno rispetto del contesto urbano, ma soprattutto dell’identità dell’edificio.

 Verifica sempre se l’edificio in cui abiti rientra in alcune delle prescrizioni comunali o normative legate alla scelta cromatica delle parti esterne. La cosa migliore è rivolgerti al tuo Comune e consultare l’apposito Piano del Colore.

Ora vediamo quali potrebbero essere i migliori colori esterni per la tua casa, nel caso in cui tu possa sceglierli in piena libertà:

  • I migliori colori esterni per la tua casa moderna
  • I migliori colori esterni per la tua casa al mare o in campagna

I migliori colori per la tua casa moderna

La tua è una casa moderna, una di quelle i cui interni sono ben organizzati, multitasking e costruiti con materiali a basso impatto ambientale. Anche il suo outdoor rispecchia gli stessi canoni. Quali possono essere quindi i migliori colori esterni per la tua casa moderna?

Se vivi in un’abitazione di design, la scelta per eccellenza è un colore neutro come bianco, avorio, sabbia, grigio o tortora.

Il colore tortora è meno freddo del grigio e può rendere gli esterni della tua abitazione più caldi ed eleganti.

Punta su un colore scuro per le facciate della tua abitazione, come rosso, verde, bordeaux, nero e grigio scuro, se vuoi dare maggiore personalità agli esterni. Se scegli poi il bianco solo per alcuni dettagli, come le finestre, il patio o i colonnati, otterrai un contrasto di grande impatto visivo.

I migliori colori esterni per la tua casa al mare o la tua casa di campagna

Se stai pensando a dove comprare la tua casa al mare in Italia, soprattutto per andarci nelle stagioni più calde, probabilmente avrai valutato abitazioni da ristrutturare, a cui magari serve anche risanare l’intonaco deteriorato e dare una bella tinteggiatura esterna.

Quali sono i migliori colori esterni per la tua casa al mare? Sicuramente tra i primi ci sono il bianco, il celeste e il blu.  Il celeste e il blu richiamano alla mente il colore del cielo e l’immensità e grande profondità del mare. Il contesto è perfetto per osare con questi colori.

Puoi utilizzare anche tutte queste tonalità, magari giocando con il blu solo sui dettagli, come finestre e persiane. Il bianco è la scelta migliore perché con questo colore è meno evidente la salsedine portata dal vento, quella che andrà a depositarsi, nel corso degli anni, sulle facciate dell’abitazione.

Via libera anche ai colori caldi e passionali per eccellenza, come il rosso, l’arancione e il giallo, nelle loro gradazioni più vivaci.

Anche qui puoi giocare, nei dettagli, con altri colori. Un colore intenso e deciso è il verde petrolio, una tonalità dalla forte personalità, che ricorda gli spazi aperti e incredibili ambientazioni naturali.

Quali sono, invece, i migliori colori esterni per la tua casa di campagna?

Per la tua casa di campagna scegli tonalità che siano ricorrenti nell’ambiente. Colori che evochino la terra, come sabbia, rossiccio, marrone, ma anche i caldi toni dell’autunno, come il giallo, il marrone, il rosso e l’arancione.

Come si sta chiudendo il 2021 per il mercato immobiliare e, in particolare, per il settore residenziale? I risultati positivi, i cui volumi sono al di sopra di quelli pre-Covid, dimostrano una crescita continua.

Mercato residenziale 2021: i primi nove mesi dell’anno sono positivi.

La parola “positivo” spaventa un po’ da quando è arrivata la pandemia, ma non dimentichiamoci che, quando si tratta di buone notizie, essa ritrova il suo significato originario.

In realtà, i segnali di ripresa del mercato immobiliare residenziale si erano già iniziati a vedere nel secondo semestre 2020, dopo il calo determinato dall’impatto dei primi lockdown del 2020, per trovare una piena conferma nel semestre 2021.

Una conferma che non viene smentita dai risultati dei primi nove mesi di questo anno che ormai sta per chiudersi, dove è evidente una crescita a doppia cifra rispetto al 2019.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, , elaborati dall’Ufficio Studi del Gruppo Gabetti, nei primi 9 mesi del 2021 si sono realizzate 536.022 transazioni residenziali, +43,1% rispetto allo stesso periodo del 2020 e +23% rispetto allo stesso periodo 2019.

A crescere sono stati soprattutto i non capoluoghi, ma anche i capoluoghi e le grandi città hanno mostrato performance positive. A livello complessivo, si sono registrate 1.112.122 transazioni, +48,2% rispetto allo stesso periodo del 2020. Bene anche il settore terziario-commerciale (uffici, negozi, ecc.) che chiude con +55,4% e quello produttivo (capannoni, industrie, ecc.) che sale a +58,6%.

«Nel periodo gennaio-settembre del 2021 – ha dichiarato Marco Speretta, direttore generale Gruppo – la crescita per il mercato residenziale è stata evidente, con volumi al di sopra di quelli pre-Covid. Ci aspettiamo per la fine dell’anno dati positivi, in linea con il miglioramento dell’emergenza sanitaria, grazie alla diffusione del vaccino».

Macro Aree, capoluoghi, non capoluoghi e grandi città nei primi nove mesi del 2021

Nei primi nove mesi del 2021 tutte le grandi aree hanno beneficiato di questo clima di grande ripresa, chiudendo con una variazione positiva: in testa questa volta è il Centro con +45%, seguito dal Sud con +43,7% e dal Nord con +42,1%. A scala nazionale sono in aumento sia i capoluoghi (+36,1%) che i non capoluoghi (+46,6%).

Secondo la consueta analisi che viene realizzata sulle otto maggiori città italiane per popolazione, la performance dei primi nove mesi del 2021 è stata pari al +34,1% rispetto allo stesso periodo del 2020 per tutti gli otto capoluoghi, registrando un totale di 83.848 transazioni nel settore residenziale.

La restante provincia dei principali capoluoghi chiude il primo trimestre con 92.660 transazioni, +43,5%, rispetto al 2020.

Tutte le città chiudono i primi nove mesi del 2021 con una variazione positiva (+34,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A distanza di tre mesi (secondo i dati dei primi sei mesi dell’anno), resta ancora sul podio Genova con +41,8%, seguita da Roma con +37,8%, Firenze con +36,4%, Torino con +35,2% e Napoli con +34,5%. Bene anche Milano con +28,5% e Bologna con +25,2%.

Le restanti province hanno registrato una variazione del 43,5% rispetto ai primi nove mesi del 2020

Contratto di affitto, qual è la differenza tra disdetta e recesso?

Contratto di affitto? Sì, prima o poi potrebbe servirtene uno per locare la tua casa o per affittarne una tutta per te. Nel momento in cui stipuli un contratto di affitto è importante stabilire quale sarà la durata del contratto, definita in realtà dalla legge, in base alla tipologia di contratto adottato.

 Per essere in regola con il contratto di affitto, (detto contratto di locazione nel linguaggio giuridico), è fondamentale rispettare una serie di passaggi come, ad esempio: avere gli impianti a norma e gli elettrodomestici funzionanti, non avere ipoteche o pignoramenti sulla casa, aver richiesto l’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica, e aver provveduto a registrare il contratto.

La registrazione del tuo contratto di affitto è un passaggio obbligatorio sia per il locatore, proprietario dell’immobile e sia per l’inquilino, conduttore o locatario, qualora sia per un periodo superiore ai 30 giorni, da effettuare entro 30 giorni dalla data della stipula o dalla sua decorrenza, nel caso in cui fosse anteriore.

Il tuo contratto di affitto, qualunque sia la tipologia che hai scelto (contratto di locazione o a canone libero o a canone concordato, che a sua volta può essere convenzionato, transitorio o per studenti universitari), può anche essere interrotto prima o al momento della sua naturale scadenza, ma, così come nel caso della registrazione, devi seguire determinate regole e rispettare i tempi previsti da esse, se vuoi farlo in modo corretto.

Ecco quali sono le modalità di risoluzione anticipata del tuo contratto di locazione:

  • Disdetta del contratto di affitto
  • Recesso dal contratto di affitto

Disdetta del contratto di affitto

Quando si parla di disdetta del contratto di affitto?

La disdetta è l’operazione con la quale puoi evitare che ci sia il rinnovo automatico del contratto di affitto in scadenza. Cosa occorre per fare disdetta? Devi inviare, sia in qualità di inquilino e sia di proprietario, una lettera formale all’altra parte, in cui comunichi la tua intenzione e la inviti a rispettare la scadenza.

In caso di contratti di affitto 4+4 e 3+2, due classici contratti di locazione di immobili a uso abitativo, in cui è prevista la proroga automatica alla scadenza (rispettivamente allo scadere di ogni quadriennio e allo scadere dei primi tre anni e poi di ciascun biennio successivo), è necessario inviare la lettera di disdetta con sei mesi di anticipo alla scadenza o prima dei sei mesi, nel caso in cui il contratto preveda un termine di preavviso più ampio.

L’inquilino può fare liberamente disdetta anche alla prima scadenza del contratto di affitto, a differenza del proprietario che può farlo solo in presenza di specifiche situazioni ed esigenze, come utilizzare la sua casa per uso proprio o manifestare l’intenzione di venderlo a terzi. La disdetta del contratto di affitto sarà invece libera per entrambe le parti alle scadenze successive.

Sei vuoi essere certo di poter dimostrare la ricezione della missiva e il rispetto dei termini di preavviso, per evitare eventuali contestazioni, la cosa migliore è comunicare la disdetta del contratto di affitto a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento o tramite PEC, ma solo se ambo le parti possono inviare/ricevere posta elettronica certificata.

Recesso dal contratto di affitto

Quando si parla di recesso dal contratto di affitto?

Puoi recedere dal tuo contratto di affitto solo se intendi risolvere il contratto prima della scadenza dei termini fissati nello stesso contratto. Quando è consentito il recesso?

La risoluzione anticipata dal contratto è possibile solo in determinate circostanze, molto più circoscritte per il proprietario, al fine di dare più garanzie all’inquilino.

Recesso dal contratto di affitto da parte dell’inquilino

Quando l’inquilino/conduttore può recere anticipatamente dal contratto di affitto, prima della sua scadenza?

Secondo la legge che disciplina i contratti di locazioni degli immobili a uso abitativo (l’articolo 3 comma 6 della Legge n. 431 del 9 dicembre 1998) e la legge che disciplina le locazioni di immobili urbani (art. 4 e 27 della Legge n. 392 del 27 luglio 1978) l’inquilino può recedere dal contratto di affitto, prima della sua scadenza, solo in presenza di gravi motivi, dandone comunicazione al proprietario/locatore con preavviso di sei mesi, periodo convenzionale a cui si ricorre nel caso in cui nel contratto non ci sia una clausola che indichi un altro termine di preavviso, che può essere maggiore o minore.

Visto che entrambe le norme non hanno individuato i criteri per delineare i gravi motivi, è fondamentale far riferimento alla giurisprudenza. Le diverse sentenze della Corte di Cassazione evidenziano che i gravi motivi che possono consentire il recesso anticipato da parte del conduttore devono essere determinati da fatti estranei alla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto, tali da rendergli troppo gravosa la sua prosecuzione. Ci si riferisce quindi a eventi onerosi che sono gravosi dal punto di vista economico o psicologico.

Gravi motivi possono essere, ad esempio: problemi strutturali all’immobile o condominiali, di cui il proprietario non si occupa o che affronta male e poco, problemi familiari che comportano il trasferimento dell’inquilino, la perdita del posto di lavoro dell’inquilino o il suo trasferimento del posto di lavoro in un luogo lontano dall’abitazione.

Nel caso in cui non siano documentabili e quindi dimostrabili i gravi motivi, il proprietario può rivalersi sull’inquilino, richiedendo un rimborso per il danno creato, salvo che lui, nel frattempo, non sia riuscito a locare subito lo stesso immobile, traendone vantaggio.

Recesso dal contratto di affitto da parte del proprietario

Quando il proprietario può recedere anticipatamente dal contratto di affitto, prima della sua scadenza?

Il proprietario/locatore può recedere dal contratto alla prima scadenza, dando sempre un preavviso di sei mesi, ma solo in presenza di giustificato motivo, che può consistere in uno dei seguenti casi:

  • l’appartamento si trova in un edificio gravemente danneggiato, che deve essere ricostruito o ristrutturato
  • il proprietario desidera vendere l’immobile e non ha a disposizione altri appartamenti. In questo caso all’inquilino è riconosciuto il diritto di prelazione;
  • il proprietario ha bisogno dell’immobile per sé o la sua famiglia;
  • l’inquilino ha la possibilità di traslocare in un appartamento simile nello stesso comune;
  • l’inquilino non occupa in maniera continuativa l’appartamento, senza una motivazione valida o chiara.

Il giustificato motivo può essere preso in considerazione solo nella prima scadenza del contratto di affitto, per recedere da esso. Superata la prima scadenza del contratto di affitto, il proprietario/locatore potrà recedere anche senza avere un giustificato motivo, con l’unico obbligo di rispettare il preavviso dei sei mesi.

L’inquilino può ritornare nell’abitazione con il precedente contratto oppure ottenere il rimborso di 36 mensilità, nel caso in cui, entro 12 mesi dalla sua uscita dall’abitazione, non si sia verificata la motivazione indicata dal proprietario.

I segnali di ripresa, rispetto al 2020, sono sempre più chiari. I dati positivi del secondo semestre 2020, confermati anche dal primo trimestre di questo anno, sono ancora più evidenti in questo primo semestre 2021.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, nel primo semestre 2021 si sono realizzate 363.750 transazioni residenziali, +56% rispetto allo stesso periodo del 2020. Una variazione positiva che vede una crescita del 22% rispetto al 2019 e che era da aspettarsi, visto il calo registrato nel periodo di lockdown del 2020.

In particolare, si sono registrate 162.258 transazioni (+38,6% ) nel primo trimestre 2021 e 201.492 transazioni (+73,4%) nel secondo trimestre 2021, se li confrontiamo, rispettivamente, con gli stessi trimestri del 2020.

Anche il contesto macro economico è incoraggiante. Secondo le previsioni Istat, l’economia italiana nel 2021 farà registrare un aumento del Pil del 4,7%, con un aumento delle esportazioni (+9,6%) e delle importazioni (+10,4%), per quanto riguarda il commercio con l’estero. Altra nota positiva è il tasso di disoccupazione che scende al 9,3%.

Secondo quanto rilevato dall’Ufficio Studi Gabetti, tramite interviste mirate alle agenzie dei networks Gabetti, Professionecasa e Grimaldi, nel primo semestre 2021, nelle grandi città si è registrata una variazione dei prezzi intorno al +0,3%, rispetto al secondo semestre 2020.

I tempi di vendita e gli sconti in fase di trattativa sono lievemente diminuiti, attestandosi su una media rispettivamente di 4,4 mesi e dell’11%.

«Nel 2021 il mercato residenziale ha mostrato una decisa ripresa rispetto alle conseguenze dell’emergenza sanitaria che, nel 2020, avevano portato a un calo delle compravendite. I dati del primo semestre hanno infatti segnato una crescita del 20% rispetto ai dati pre-pandemia, del 2019 – ha dichiarato Marco Speretta, direttore generale Gruppo -. Per il secondo semestre del 2021 ci aspettiamo una crescita delle compravendite, supportata da una politica della BCE favorevole, dai vantaggi fiscali previsti dal Superbonus 110% e dagli altri incentivi introdotti dalla Legge di Bilancio».

Macro Aree, capoluoghi, non capoluoghi e grandi città nel primo semestre 2021

La ripresa del mercato immobiliare residenziale si può toccare con mano. Nel primo semestre del 2021 tutte le grandi aree hanno avuto una variazione positiva: in testa è il Sud con +61,6%  , seguito dal Nord con +54,3% e dal Centro con +53,9%. A scala nazionale sono in aumento sia i capoluoghi (+43,8%)  che i non capoluoghi (+62,4%).

Secondo la consueta analisi che viene realizzata sulle otto maggiori città italiane per popolazione, la performance dei primi sei mesi del 2021 è stata pari al +39,4% rispetto allo stesso periodo del 2020 per tutti gli otto capoluoghi (e +9,6% rispetto allo stesso periodo del 2019), registrando complessivamente 57.928 transazioni.

Tutte le città chiudono questo primo semestre del 2021 con una variazione positiva rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, come si può vedere dall’infografica.

Tutte le città hanno segnato una ripresa dei volumi pre-pandemia: rispetto al 2019 è Genova a segnare la maggiore crescita (+21%), seguita da Roma (14,7%) e Torino (12%). Bene anche Firenze (+10,6%) e Palermo (+9,4%). Crescite più contenute a Bologna (+4,2%) e Napoli (6,1%), mentre si stabilizza Milano (+0,6%).

Le restanti province hanno registrato una variazione del 54,1% rispetto al primo semestre 2020 e del 21,3% rispetto al primo semestre del 2019.

Più mutui nel 2021 anche grazie alle agevolazioni per giovani under 36

Sono sempre di più le famiglie a richiedere il mutuo per l’acquisto della casa. Si allarga anche la platea di coloro che, nel fare la domanda di mutuo, privilegiano piani di rimborso sempre più lunghi.

I dati Banca d’Italia relativi ai finanziamenti per l’acquisto di abitazioni hanno segnalato una crescita molto consistente per il primo trimestre 2021, con 14,7 miliardi di erogato (+29,3%) rispetto al primo trimestre 2020, mentre il secondo trimestre ha segnato 16,6 miliardi di euro (+39,9%), per un totale, nel primo semestre di questo anno, di 31,3 miliardi di euro, rispetto al semestre dell’anno precedente.

La significativa crescita, nel 2021, delle richieste di mutuo è dovuta sicuramente alla ripresa economica e al rallentamento dell’emergenza sanitaria, ma non solo.

«Sebbene il mercato mostri buoni segnali di ripresa, è necessario un ulteriore sforzo per raggiungere almeno i livelli di crescita pre-pandemia. In questo contesto, la BCE avrà un ruolo fondamentale nel mantenere tassi d’interesse che favoriscano prestiti bancari per l’acquisto dell’abitazione – ha dichiarato Antonio Ferrara, amministratore delegato di Monety -. Gli attuali tassi, particolarmente bassi, hanno supportato la crescita consistente dei finanziamenti per l’acquisto di abitazioni, portando anche a un incremento degli importi richiesti: questo perché un tasso di interesse ai minimi storici consente di richiedere un importo più alto, distribuirlo in un arco temporale più lungo e pesare meno sul bilancio mensile della famiglia. D’altro canto, le turbolenze dei mercati finanziari che possono colpire la stabilità finanziaria del sistema creditizio di un Paese come l’Italia a causa dell’alto debito pubblico e dell’oscillazione dello spread, restano una preoccupazione per le famiglie italiane, che continuano a privilegiare il tasso fisso rispetto al tasso variabile. I benefici introdotti dal Decreto Legge ‘Imprese, Lavoro, Giovani e Salute’ prevedono comunque una serie di agevolazioni per i giovani, con meno di 36 anni e ISEE inferiore a 40.000 euro, che intendono acquistare la loro prima casa, tale misura avrà un significativo impatto sulla crescita delle richieste di finanziamento da parte di questa categoria di clienti».

I bassi tassi di interesse, oltre a favorire il mercato dei nuovi mutui, hanno dato un grande contributo anche al mercato delle surroghe.

Infatti il 2020, secondo i dati Banca d’Italia, è stato l’anno in cui le surroghe hanno avuto una crescita vertiginosa rispetto al 2019, circa 9,5 Mld € contro i 5,2 Mld € del 2019, pesando circa il 19% del totale erogazioni. Nel primo semestre 2021 si è registrata una riduzione dell’incidenza delle surroghe, che sono passate al 14,5%

I due player si sono aggiudicati la commercializzazione delle residenze del nuovo progetto genovese di Renzo Piano

Gabetti Home Value, divisione cantieristica del Gruppo Gabetti, e GVA Redilco & Sigest saranno presenti con uno stand al Salone Nautico di Genova dal 16 al 21 settembre con l’obiettivo di presentare in anteprima la commercializzazione delle residenze comprese nel progetto di Waterfront di Genova, firmato da Renzo Piano.

Il progetto del Waterfront realizza un nuovo affaccio di Genova sul mare, con nuove funzioni urbane e portuali, pubbliche e private, che prevedono un grande parco urbano, una nuova darsena, residenze, uffici, hospitality, retail, e il nuovo Palasport.

Come dichiarato dallo stesso Renzo Piano: “Stiamo realizzando uno spazio da vivere a impatto zero. Questo progetto punta sull’urbanità del luogo, che si ottiene vivendolo. Ci saranno persone che lavoreranno e abiteranno qui. Questo è molto importante perché l’urbanità è legata a un mix di funzioni che deve far vivere l’area 24 ore al giorno”.

Il progetto ospiterà residenze (15.500 mq) con spazi comuni annessi, articolate in due corpi di fabbrica paralleli con orientamento nord sud. L’altezza è contenuta, in modo da preservare uno stretto rapporto con il mare. Le abitazioni vantano generosi terrazzi panoramici, logge e spazi aperti prominenti sul nuovo canale e sul mare, animato dai posti barca prospicenti le abitazioni.

Pensato come un luogo super-urbano, il Waterfront di Levante è stato disegnato per generare nuove occasioni di frequentazione e di incontro, dove poter celebrare un rinnovato rito di urbanità sul mare: spazi pubblici, aperti e permeabili, un ambiente che conserva i caratteri sia del Porto sia della Città, all’insegna dell’inclusione e della poli-cultura. Il progetto è stato sviluppato secondo l’approccio NZEB Nearly Zero Energy Building, impostando la strategia energetica sulla sinergia delle componenti naturali che caratterizzano il litorale: il mare, il sole e il vento, senza ricorso a sistemi di generazione a fonti fossili, privilegiando le fonti rinnovabili.

Bonus facciate 2021, un’occasione imperdibile per riqualificare la facciata della tua casa. Scopri se hai tutti i requisiti per beneficiarne e quali sono gli interventi inclusi nell’agevolazione.

La tua abitazione riqualificata acquista più valore, oltre a essere una casa più sostenibile per te e per il pianeta. E questo è sicuramente un buon momento per ristrutturare casa.

Sono tante le agevolazioni fiscali che il Governo ha messo in campo in questi ultimi anni per favorire la riqualificazione del patrimonio immobiliare. Una delle più importanti è il Superbonus 110%, un provvedimento varato dal Decreto Rilancio, che ha previsto l’innalzamento delle detrazioni dell’Ecobonus al 110%, a partire dal primo luglio 2020, per tutti quegli interventi che aumentano il livello di efficienza energetica di un edificio esistente o che riducono il rischio sismico dello stesso.

Un’altra agevolazione importante per la riqualificazione della casa è il bonus facciate 2021, previsto dalla legge di bilancio 2020 (art. 1, commi da 219 a 223, legge 27 dicembre 2019 n. 160) e prorogato dalla legge di bilancio 2021 (art. 1, c. 59, legge 30 dicembre 2020 n. 178).

Con il bonus facciate 2021 hai diritto a una detrazione del 90% delle spese documentate e sostenute per determinati interventi, che puoi utilizzare anche come sconto in fattura o attraverso la cessione del credito.

Ma come funziona, nel dettaglio, questa agevolazione fiscale? Ecco da dove partire:

  • Bonus facciate, quali sono gli interventi ammessi al beneficio
  • Bonus facciate, a chi spetta questa agevolazione
  • Bonus facciate, quali sono gli interventi ammessi a beneficio

Il bonus facciate 2021 include esclusivamente interventi di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, parti di edifici esistenti o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, compresi quelli strumentali. Fondamentale è che essi siano situati in centri urbani in zone classificate “A” (centro storico) o “B” (zone di completamento) dagli attuali strumenti urbanistici.

In particolare, la detrazione spetta per:

  • interventi di sola pulitura o tinteggiatura esterna sulle strutture opache della facciata;
  • interventi sulle strutture opache della facciata influenti dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio;
  • interventi, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura, su balconi, ornamenti o fregi.

L’agevolazione riguarda gli interventi effettuati sull’involucro esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno). La detrazione non spetta, invece, per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.

Questi interventi comprendono:

  • il consolidamento, il ripristino, il miglioramento delle caratteristiche termiche, anche in assenza di impianto di riscaldamento, e il rinnovo degli elementi costitutivi della facciata esterna dell’edificio, costituenti esclusivamente la struttura opaca verticale, nonché la pulitura e tinteggiatura della superficie;
  • il consolidamento, il ripristino, inclusa la pulitura e tinteggiatura della superficie, o il rinnovo degli elementi costitutivi dei balconi, degli ornamenti e dei fregi;
  • lavori riconducibili al decoro urbano, quelli cioè riferiti alle grondaie, ai pluviali, ai parapetti, ai cornicioni e alla sistemazione di tutte le parti impiantistiche che insistono sulla parte opaca della facciata.

La detrazione, inoltre, spetta anche per:

  • le spese sostenute per l’acquisto dei materiali, la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse, comunque richieste dal tipo di lavori(ad esempio l’effettuazione di perizie e sopralluoghi), il rilascio dell’attestato di prestazione energetica;
  • gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi(ad esempio, le spese relative all’installazione di ponteggi, allo smaltimento dei materiali rimossi per eseguire i lavori, l’imposta sul valore aggiunto qualora non ricorrano le condizioni per la detrazione, l’imposta di bollo ed i diritti per la richiesta dei titoli abilitativi edilizi la tassa per l’occupazione del suolo pubblico pagata dal contribuente per poter disporre dello spazio insistente sull’area pubblica necessario all’esecuzione dei lavori).

Se gli interventi riguardanti la facciata sono influenti dal punto di vista termico ovvero interessano oltre il 10% dell’intonaco della superficie lorda disperdente (come da es. nel caso di posa del cappotto termico esterno), l’intervento dovrà rispettare i criteri di efficienza energetica, anche in ordine alla trasmittanza termica, attualmente in vigore.

Anche per questi interventi è prevista la procedura di verifica e controllo dell’ENEA per opere di riqualificazione energetica.

La detrazione del bonus facciate 2021 non può essere applicata agli edifici che si trovano in diverse zone territoriali omogenee quali ad es. la zona “C” (zona di espansione), la zona “D” (zona produttiva) o la zona “E” (zona agricola).

Il bonus facciate 2021 non spetta neppure nel caso di interventi effettuati durante la fase di costruzione dell’immobile né nel caso idi interventi realizzati mediante demolizione e ricostruzione, ivi compresi quelli con la stessa volumetria dell’edificio preesistente inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia”.

Bonus facciate, a chi spetta questa agevolazione

Puoi usufruire di questa detrazione fiscale in qualità di:

  • persona fisica,  anche come esercente arti e professioni;
  • ente pubblico e privato che non svolge attività commerciale;
  • società semplice;
  • associazione tra professionisti;
  • soggetto che consegue reddito d’impresa(qui rientrano: persone fisiche, enti, società di persone, società di capitali).

Come soggetto beneficiario devi possedere o detenere l’immobile oggetto dell’intervento in base ad un titolo idoneo, al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente l’avvio degli interventi.

La data di inizio dei lavori deve risultare dai titoli abilitativi, se previsti, o da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Come soggetto beneficiario della detrazione devi:

  • possedere l’immobile in qualità di proprietario, nudo proprietario o di titolare di altro diritto reale di godimento(usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • detenere l’immobile in base ad un contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato, regolarmente registrato, ed essere in possesso del consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario.

Sono ammessi a fruire della detrazione anche i familiari del possessore o del detentore dell’immobile (il coniuge, il componente dell’unione civile, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado) nonché i conviventi di fatto (come definiti dalla legge 76/2016), sempreché sostengano le spese per la realizzazione dei lavori.

La detrazione spetta a tali soggetti, a condizione che:

  • siano conviventi con il possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento alla data di inizio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese ammesse alla detrazione se antecedente all’avvio dei lavori;
  • le spese sostenute riguardino interventi eseguiti su un immobile, anche diverso da quello destinato ad abitazione principale, nel quale può esplicarsi la convivenza.

Hai diritto alla detrazione anche nel caso in cui tu:

  • sia il promissario acquirente dell’immobile oggetto di intervento immesso nel possesso, a condizione che sia stato stipulato un contratto preliminare di vendita dell’immobile regolarmente registrato;
  • decida di eseguire i lavori in proprio limitatamente alle spese di acquisto dei materiali utilizzati. Se vuoi approfondire maggiormente, consultala guida Bonus facciate dell’Agenzia delle Entrate.