Il mercato immobiliare italiano si è lasciato alle spalle la pesante crisi degli ultimi sette anni ma la risalita sarà lenta e non priva di insidie, perché incombono ancora i retaggi del passato e il loro smaltimento potrebbe generare contraccolpi negativi. E, per tornare ai livelli pre-crisi, bisognerà attendere il 2026. Lo dice l’Osservatorio sul Mercato Immobiliare Novembre 2015 curato da Nomisma e presentato ieri a Milano. Il think tank bolognese spiega che «si rafforzano i segnali di miglioramento del mercato immobiliare, che si erano delineati a partire dalla seconda parte del 2014, anche grazie ad un quadro macroeconomico sicuramente più favorevole, seppure non si tratti di dinamiche eclatanti».

Quanto alle città se nella Capitale il mercato immobiliare registra «primi segnali di miglioramento e si attenua la discesa dei prezzi nel comparto residenziale», ed a Milano «nella seconda parte dell’anno prosegue la fase di lenta ripresa», il quadro relativo a Napoli mostra uno «scenario ancora non ben delineato e diminuiscono ancora prezzi e canoni». A Roma, all’interno del comparto residenziale si attenua la flessione della domanda, a fronte di un’offerta che continua però ad essere sovrabbondante rispetto alle reali capacità di assorbimento. I tempi medi di vendita nella Capitale arrestano il progressivo ampliamento che li ha caratterizzati negli ultimi anni e si portano sui 7 mesi in media per l’usato e intorno agli 8 per il nuovo.

Nomisma stima che «per ottenere un recupero dei livelli di Pil procapite ante-crisi si dovrà attendere il 2026, a fronte di una crescita annua dell’1,5%».