In seguito alla pandemia da Covid-19 si è diffuso lo smart working e sono sorte anche nuove esigenze abitative. Quale potrebbe essere la casa del futuro? Ecco cosa è emerso dalla nostra analisi.

Chi l’avrebbe potuto mai immaginare che un giorno lo smart working sarebbe entrato anche nella tua vita, stravolgendo le tue abitudini, ma soprattutto il modo di vivere la tua casa?

Andare in ufficio, prendere un caffè o pranzare con i colleghi sembrano ormai un ricordo lontano, almeno per ora. Il lavoro agile è stato ed è ancora oggi una misura fondamentale per contenere la diffusione del Covid-19.

Alla fine dello stato d’emergenza è prevista una proroga per la normativa sul lavoro agile emergenziale.

Il Governo intende presentare una norma, nel prossimo Decreto Sostegni, che rinvii la scadenza della legge che consente oggi ai datori di lavoro di poter attivare lo smart working con un accordo unilaterale, che non renda necessaria la sottoscrizione di un accordo individuale, normalmente previsto dalla Legge n. 81 del 22 maggio 2017.

Lo smart working è ormai “un lavoro a tutti gli effetti e non di serie B”, così come ha recentemente affermato anche Andrea Orlando, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Una modalità di lavoro, al momento utilizzata dalla maggior parte delle persone, che è fondamentale regolamentare, soprattutto per risolvere alcune criticità, sempre più evidenti oggi. Uno degli aspetti ultimamente più discussi, ad esempio, è  il diritto a disconnettersi dallo smart working su cui, al momento, sia l’Unione Europea che il Parlamento italiano stanno lavorando.

Il primo passo è stato fatto dal Parlamento europeo quando, il 21 gennaio 2021, ha chiesto alla Commissione Europea di proporre una legge sul diritto alla disconnessione in smart working.

Mentre si attende una regolamentazione, lo smart working prosegue e continua a cambiare il modo di vivere le tue giornate lavorative, che credevi, fino a un anno fa circa, fossero ormai consuetudini consolidate. Non solo ha dato un bello scossone ai tuoi ritmi e al tuo stile di vita, definito un vero e proprio terremoto nell’articolo de Il Sole 24 Ore, ma ha anche modificato, in qualche modo, le tue esigenze abitative.

Quello che ancora non si sa ancora con certezza è cosa succederà quando sarà finito questo periodo di emergenza. La domanda più interessante da porsi probabilmente è: cosa potrebbe mutare, in modo radicale, nel modo di vivere la casa e nella ricerca di una nuova, dopo la pandemia?

Una cosa è certa: l’emergere di nuovi bisogni, in seguito alle restrizioni e ai provvedimenti per contenere la pandemia, sta inevitabilmente impattando anche sul settore immobiliare, ma come?

Per avere un’idea più precisa, comprendere le dinamiche in atto e delineare come stanno cambiando questi bisogni, abbiamo realizzato, nel nuovo report redatto dall’Ufficio Studi Gabetti, una survey quali – quantitativa a cui hanno preso parte più di 300 lavoratori. Ecco cosa è emerso:

  • Smart working e nuovi trend per la casa
  • Come lo smart working  ha già cambiato il modo di vivere la casa
  • Nuove esigenze abitative: desideri che cambiano le scelte sulla casa

 Smart working e nuovi trend per la casa

Il lavoro da remoto sta interessando in maniera trasversale tutti gli ambiti del settore dei servizi.

Le restrizioni, che da più di un anno ormai hanno stravolto la vita di tutti, e il conseguente ricorso in massa al lavoro agile, potrebbero quindi cambiare in modo significativo e permanente il comportamento di chi cerca casa. Questi sono i nuovi trend:

  • casa polifunzionale: un’abitazione di dimensioni più ampie e dagli spazi modulabili, una casa moderna;
  • spazio per smart working: ormai fondamentale visto che molte aziende potrebbero applicare questa nuova modalità di lavoro in modo permanente;
  • spazio esterno: sempre più percepito come vitale e sfogo necessario dell’abitazione stessa. Uno spazio esterno preferibilmente verde, una delle caratteristiche che renderebbe  la tua abitazione una casa sostenibile;
  • servizi condominiali: come box locker, palestra e sale polifunzionali. Tutti servizi che ti consentirebbero di organizzare meglio la tua vita, ottimizzando, ad esempio, i tempi necessari per gli spostamenti, e avere così molto più tempo libero per te;
  • seconde case: trend favorito non solo dallo smart working, ma anche dal desiderio e dalla maggiore propensione a trascorrere periodi di villeggiatura in una propria abitazione. E se una seconda casa non ce l’hai,  ma ci stai pensando da tempo, forse è arrivato il momento giusto per iniziare a pensare dove comprare la tua casa al mare. Un buon incentivo potrebbe essere anche il periodo favorevole per i tassi del mutui molto bassi. Sembrerebbe infatti che il 2021 possa essere l’anno migliore pe comprare casa.

 Come lo smart working  ha già cambiato il modo di vivere la casa

Dalle nostre interviste è emerso che, durante la pandemia da Covid-19, il 34% lavora in smart working a tempo pieno, il 37% è in smart working alternato all’ufficio,  e solo il 20% continua a lavorare in ufficio.

Come sta incidendo il lavoro da remoto sulle esigenze abitative? Il 10% degli intervistati che lavorano in smart working ha la possibilità di utilizzare la seconda casa per lavorare, mentre l’80% utilizza la dimora abituale per svolgere il proprio lavoro.

Lavorare da casa per molti è un’esperienza nuova, ma come organizzare gli spazi, soprattutto se si è in più persone e si devono far convivere più esigenze in uno stesso appartamento?

«L’abitazione diventa uno spazio ibrido che assume diversi ruoli nell’arco della giornata, – afferma Francesca Fantuzzi, Responsabile Ufficio Studi Gabetti – dove tutti gli spazi si aprono alla nuova esigenza che è appunto il lavorare da casa. Non più il luogo dove ritornare la sera dopo la giornata di lavoro o trascorrere i propri weekend. O, almeno, non solo. La casa, in questo senso, apre definitivamente i propri confini all’attività professionale, superando la netta, tradizionale, separazione tra lo spazio dell’abitare e quello del lavoro, che oggi convergono per le ragioni legate all’emergenza sanitaria».

Quali sono quindi gli ambienti dell’abitazione in cui gli smart worker lavorano da remoto? La nostra indagine rivela che solo il 22% dispone di una vera e propria stanza studio, mentre il 43% ha risposto di lavorare in soggiorno e circa il 15% in camera da letto. Il 9% ha invece dichiarato di lavorare cucina, mentre la restante parte in modo indifferente tra i vari ambienti dell’abitazione, alcuni dei quali assumono le forme di una stanza multifunzionale adibita per diverse attività, che non trovano spazio in soggiorno o in camera da letto.

In mancanza di una stanza da dedicare al lavoro, il soggiorno così come la camera da letto diventano, in tal modo, ambienti multifunzionali. Questa nuova esigenza potrebbe influire, nel futuro, su una maggiore richiesta di abitazioni con stanze dalle metrature più ampie, soprattutto per quanto riguarda questi ambienti.

Un’alternativa smart, soprattutto per chi preferisce lavorare in camera da letto, può essere creare, in una stanza dalle discrete dimensioni, una postazione ufficio salvaspazio, grazie all’utilizzo di scrivanie mobili pieghevoli al muro, come possono essere le scrivanie a scomparsa.

Nuove esigenze abitative: desideri che cambiano le scelte sulla casa

Uno degli aspetti più importanti della nostra indagine è stato capire come lo smart working potrebbe cambiare le esigenze abitative in futuro, tenendo conto non solo delle esigenze interne all’abitazione, ma anche di quelle relative al contesto, al budget economico e alle prospettive di vita.

Con l’affermarsi dello smart working chi cerca casa oggi è molto probabile che:

  • voglia acquistare un’abitazione più ampia: il 26% degli intervistati oggi ha intenzione di comprare casa, o ha già comprato, una casa di dimensioni più grandi;
  • faccia delle modifiche interne all’abitazione: il 24% degli intervistati oggi ha effettuato o effettuerà modifiche interne alla propria abitazione, approfittando anche delle iniziative di ristrutturazione grazie agli incentivi fiscali, e, quando è possibile, anche del Superbonus 110%;
  • si trasferisca in un’altra Regione: il 21% degli intervistati oggi valuta un trasferimento (o lo ha già fatto) nel Comune di origine, prevalentemente nel Centro e nel Sud Italia (fenomeno del South Working), per avvicinarsi ai propri cari (33%), perché lo ritiene un ambiente ideale dove far crescere i propri figli (22%), per il minor costo della vita (21%) o perché è già proprietario di una casa (14%);
  • si trasferisca in un altro Comune o quartiere: rispettivamente il 3% e l’1% degli intervistati;
  • valuti anche l’acquisto di una seconda abitazione: il 3% degli intervistati.

Gli effetti della pandemia sono già evidenti oggi non solo nel modo di vivere la tua casa, ma anche la tua città. Lo smart working ne è già una dimostrazione lampante, forse la prima di un lungo processo di trasformazione.

Quanto questo momento storico così particolare e unico possa cambiare in modo definitivo le abitudini delle persone resta ancora un punto di domanda. Ogni evoluzione richiede sempre tempo, ma i segnali di un cambiamento oggi sono già molto chiari.