Lo scorso giugno l’asta della società pubblica Invimit andò deserta: adesso si tenta la vendita diretta

Palazzo Artelli è un interessante edificio, costruito in stile eclettico nei primi anni del ’900 su progetto di Giorgio Polli (di cui si rammenta la Pescheria) e di Antonio Bruni. Committente fu Filippo, assicuratore, banchiere, armatore.

La storica dell’arte Maria Walcher ebbe a definire il curioso stabile «un vero unicum nella storia dell’arte triestina dell’epoca». Occupa uno degli angoli formati dall’intersezione tra via dell’Università e via Corti. Da tempo gode di una visibilissima messa in sicurezza esterna. Un certo numero di laureati, triestini ma non solo, lo ricorda come sede di Filosofia: la cosiddetta Sala romana era utilizzata per il conferimento del titolo di studio. Dal 1951 è proprietà dell’Inail, che nel 2013 lo ha girato a Invimit, società creata dal ministero dell’Economia e Finanze per valorizzare asset immobiliari pubblici.

Invimit ha tentato la più classica delle strade, ovvero la messa all’asta, pubblicata il 29 maggio 2018: ma all’appuntamento fissato alle ore 18 del 28 giugno il notaio Daniela Dado ha dovuto constatare che l’unicità di palazzo Artelli non aveva stregato il mercato.

Allora, anno nuovo e venditore nuovo: sarà Gabetti Property Solutions a curare la cerca di acquirenti interessati a quel palazzo così particolare, che al suo interno serba ancora una ricca parte di arredi. Il prezzo – trattabile – è quello dell’asta andata deserta lo scorso giugno: poco meno di 3,5 milioni di euro per una superficie che, a seconda delle carte, varia da 1173 a 1490 metri quadrati disposti su un semi-interrato, un piano terra, due piani abitabili, un terzo piano destinato a soffitte da cui però si erge un’emozionante altana vista-mare. Gli interni, di cui si occupò il Bruni, sono in comprensibile sofferenza e Filippo Avanzini, responsabile della Gabetti a Trieste, stima che ci vorrà una milionata per restituirgli l’antico smalto: marmi, statue, affreschi, mosaici, boiserie… Pare che dall’estero siano già piovute un paio di richieste informative.

Cosa si potrebbe fare di palazzo Artelli? Lo chef propone studentati, strutture turistico-ricettive, funzioni direzionali di rappresentanza. Le intenzioni non possono prescindere comunque dalla peculiare struttura interna dell’edificio, senza contare che la Soprintendenza vorrà avere voce in capitolo sugli interventi restaurativi/riqualificativi. Nell’autunno 2016 al Comune era stato richiesto un cambio di destinazione, per rendere più agevole la collocazione sul mercato: non più sede scolastico-universitaria, ma possibile riconversione residenziale. Il consiglio approvò. Il palazzo sorge in un’area di pregio, di fronte a villa Necker, vicino alle nobili dimore di piazza Giovanni XXIII, non lontano dal restaurato polo umanistico di Lazzaretto Vecchio il cui progettista nella prima metà dell’800 fu Domenico Corti.